Cultura, energia e consapevolezza

La mia estate 2003 è stata caratterizzata in modo particolare dall’argomento “salute”. Era da molto tempo che nel mio piccolo e ristretto “mondo” non assistevo , sia da spettatore che da protagonista, ad un susseguirsi di quegli avvenimenti e dinamiche che la cultura e il linguaggio comune chiamano “malattie” o “incidenti” e che puntualmente vengono associati a energie e forme pensiero di negatività, preoccupazione, sfortuna, paura e similari….

In quell'estate, dicevo, mi è toccato confrontarmi con questa realtà perché sono caduto dalla moto rompendomi qualche osso e molte persone care che mi circondano sono state colpite da qualche forma di sofferenza.

La prima considerazione che mi viene da fare è che la sofferenza fisica , come tutte le esperienze che segnano profondamente il nostro subconscio, metta impietosamente a nudo la nostra condizione energetica che è “sullo sfondo”, cancellando come un potente bianchetto tutte quei modelli comportamentali e atteggiamenti mentali che sono , per così dire, “appiccicati” in superficie o per lo meno “giovani” e non ancora radicati efficacemente…

Al di là di tutte le belle parole che possiamo fare quando si tratta di argomenti teorici o degli altri, quando siamo nella sofferenza emerge il nostro modo di leggerla e interpretarla…

Da molto tempo sostengo, anche infastidendo e scandalizzando un poco i miei interlocutori, che non esistono medicine alternative ma soltanto culture profondamente diverse e inconciliabili fra loro.

Da una parte c’è una cultura della paura, che ha eletto come sue forme energetiche preferenziali il controllo, il dubbio (o il sospetto ) e la preoccupazione…..dall’altra c’è la cultura della fiducia che tende a proporre i modelli dell’attenzione, della positività e anche dell’accettazione fiduciosa.

Questi due modelli culturali vanno a insinuare dentro ognuno di noi tutta una serie di forme pensiero che possono strutturarsi in un vero e proprio sistema di credenze.

Ovviamente, ogni sistema di credenze, tenderà poi a interpretare gli eventi in base alle forme pensiero e i modelli che lo formano….

Per fare un esempio, pensate al licenziamento di un operaio visto da un militante comunista o da un imprenditore rampante….

Lo stesso accade , sempre e comunque, con la nostra salute.

Se in noi sono presenti e radicati sullo sfondo schemi di paura e dubbio, qualunque sofferenza verrà letta e interpretata in modo preoccupante; viceversa se in noi sono presenti sullo sfondo schemi di fiducia, qualunque sofferenza verrà letta e interpretata in modo armonioso e comunque vissuta e accettata molto diversamente…

Partendo dal presupposto che ognuno ha il sacrosanto diritto di essere condizionato (più o meno consapevolmente ) dagli schemi e dai modelli che ritiene opportuni è inevitabile però che occorre assumersene la responsabilità.

Io ad esempio, in quella situazione, ho rifiutato un intervento chirurgico, non ho rispettato dei tempi e delle modalità che mi erano state prospettate dai medici e mi sono assunto la responsabilità di rimanere eventualmente con un braccio più corto di qualche centimetro o con una mobilità del braccio sinistro ridotta sensibilmente….( che rappresentano alcuni dei numerosi anatemi energetici che mi sono stati generosamente elargiti da tanti medici e persone di “buon senso” in relazione al mio atteggiamento…)

Per contro, ritrovandomi a meno di 40 giorni dalla data dell’incidente ad aver ripreso completamente la funzionalità e la mobilità del mio braccio ( a dispetto dei tre quattro mesi che erano stati ipotizzati se tutto andava bene…) mi sono sentito trattato da alcuni amici e conoscenti come una specie di superman….

Questa dinamica ha provocato in me una seconda riflessione: abbiamo tutti una visione unilaterale e auto referenziale dei concetti di “risultato” e “guarigione”….

Le stesse persone che infatti oggi tentano di sedurre il mio ego , gratificandomi con un “che bravo” o altri apprezzamenti similari, probabilmente non avrebbero esitato a dirmi “..te l’avevo detto” oppure “ ..sei stato un incosciente..” nel caso in cui il mio braccino fosse rimasto corto e bloccato…

Io però non mi sento bravo e nemmeno “speciale”.

Credo nel mio e nell’altrui potenziale di autoguarigione e li valuto allo stesso modo.

Se fossi rimasto col braccio più corto e bloccato non mi sari sentito un fesso, mi sarei assunto le mie responsabilità e avrei sicuramente cercato di ristrutturare l’accaduto magari vivendo la mia guarigione su un altro piano: quello dell’accettazione…!!!

La cultura della fiducia infatti , non può essere tradita solo dal fatto che ci venga incontro una sofferenza….

Noi non sappiamo che significato ha per noi , “ora”, qualsiasi avvenimento.

Da un punto di vista esoterico le nostre vite sono in relazione una dopo l’altra e rappresentano lo snodarsi di un percorso evolutivo che non può essere compreso alla luce di una singola esistenza..

Io non sono bravo perché ho usato l’energia per guarire la mia clavicola scomposta così come non sarei stato cattivo se l’avessi fatto senza guarire….

Tutto dipende dall’esperienza che doveva fare la mia personalità , adesso, e dalle lezioni che doveva elaborare la mia anima….

La guarigione, infatti, può essere situata su infiniti livelli.

Lo sciamano ( o guaritore spirituale) “leva” un cancro a mani nude a un paziente e a un altro gli dice che non può levarlo…

Non perché il cancro di quell’altro sia diverso o “più grave”, ma perché per uno è funzionale un esperienza e per l’altro ne è funzionale un'altra….

Lo sciamano fa questo perché conosce e rispetta il mistero della vita e la sacralità del karma e mai e poi mai ha l’arroganza di credere di essere lui a curare….

Lo sciamano sa bene, infatti, che la persona che lui cura dal cancro potrebbe essere benissimo curata da una chemioterapia o da altre terapie , diverse o convenzionali…

Lo sciamano però, a differenza del medico che per me è lo sciamano della cultura della paura, sa aprirsi a una preparazione fatta di preghiera, esperienza, attenzione, umiltà, meditazione, accettazione e consapevolezza e non di sterile e didattico sapere….

In ognuno di noi , le culture della paura e della fiducia sono mescolate e ci influenzano in modo contraddittorio….

Molti ad esempio hanno colto il significato marginale della medicina alternativa…

Molti credono che sia una brutta copia dell’altra medicina , figlia della stessa cultura, soltanto un pochino meno aggressiva e invasiva….

Fare medicina globale , invece, significa ristrutturare completamente il valore della malattia e anche della morte e inserirle in un contesto di evoluzione che si sgrana vita dopo vita….

In questo contesto qualunque sofferenza ha un significato completamente soggettivo all’interno del quale il potenziale di guarigione di ognuno si può esprimere su diversi livelli : a volte del corpo con la remissione dei sintomi; a volte della mente o dell’ego con l’accettazione della sofferenza e del rendersi dipendenti dall’aiuto degli altri;….a volte ancora dell’anima, anche attraverso una morte liberatoria che possa facilitare l’evoluzione attraverso un'altra esistenza più ricca di risorse…

E’ per questo che gli uomini della nuova cultura che hanno dato tanto alla medicina alternativa sono sempre andati in crisi, smettendo di esercitare la professione medica o cambiando completamente il modo di lavorare ….come è accaduto a Hanneman (fondatore dell’omeopatia ) o a Bach (fondatore della floriterapia ) e a tanti altri….

Perché chi entra , davvero, nella cultura della fiducia , impara per forza a prendere meno sul serio se stesso, gli altri, le tecniche, le diagnosi, i dogmi , l’arroganza pomposa e autoreferenziale dei terapisti e delle loro stregonerie ( che siano canne di bambù o gli ultimi ritrovati della farmacologia…) e l’illusione che esistano delle bacchette magiche…

Chi entra davvero in questa cultura sa che la malattia è un mistero e un segnale prezioso.

Non è l’espressione (medioevale) di un errore o di una colpa.

Non è un anomalia (causata dal caso o dalla sfortuna) da cancellare con la ricerca o con nuovi farmaci o panacee miracolose…

Non è un blocco psicologico che deve essere assolutamente “capito” con un ossessiva auto analisi o che possa essere evitato o “controllato” “facendo i bravi”…..

Qualcuno diceva che le malattie sono entità angeliche, preposte alla nostra evoluzione!!!

Le attiriamo con le nostre passioni, coi pensieri e le energie che produciamo, loro vengono , ci aiutano ad evolverci in un modo o nell’altro… e quando le nostre vibrazioni sono diverse se ne vanno…ma in realtà non guariscono mai…

Chi entra davvero in questa cultura conosce e rispetta la forza della mente umana.

Quando io vedo qualcuno fiducioso della diagnosi e della cura che gli ha prescritto un medico sono il primo ad incentivare questo percorso….

Conosco poche persone, nel mondo della medicina alternativa , che hanno consigliato tante volte a dei pazienti di prendere dei farmaci o di andare dal medico della mutua o dallo specialista …..

Eppure io lo faccio regolarmente quando vedo che il paziente viene da me ma è completamente ancorato a un'altra cultura e ad altri modelli di pensiero….

Non cerco mai di convertire nessuno. Resisto ai pazienti che vogliono mandarmi i loro parenti e dico loro che accadrà spontaneamente se i loro parenti li vedranno più sani, felici e sereni….

Non mi sognerei mai e poi mai di suggerire ad un motociclista che si è procurato una frattura scomposta della clavicola di curarsi con la luce e non farsi operare!!!!

Ognuno deve trovare da sé le idee, gli strumenti, le persone e.. le illusioni che attivino il suo potenziale di auto guarigione..

Emile Couè , che è stato uno dei padri dell’ipnosi , aveva scoperto il potere della suggestione facendo il farmacista e osservando come pazienti affetti dalla stessa patologia che assumevano le stese medicine guarivano in modo differente a seconda della fiducia che avevano nel medico…!!!

Lo stesso Couè ha aiutato centinaia di migliaia di persone a guarire semplicemente ripetendosi il mantra: “ogni giorno, da ogni punto di vista, tutto procede di bene in meglio…”

Quello che crediamo è . Quello che crediamo va bene.

Solo che bisogna essere lucidi e chiamare le cose col loro nome senza travestirle inutilmente…

Non siamo più bravi o cattivi se crediamo a certe cose piuttosto che ad altre…

Certo, per quanto mi riguarda, continuerò sempre a vivere e consigliare una cultura di fiducia e accettazione perché non vedo anche soltanto un buon motivo per non sperimentarla…ma mai e poi mai sarò giudicante con chi sceglie un’altra cultura o altri indirizzi...

Certo è che, se un giorno volessero impormi il loro modo di essere e di vedere le cose e volessero convincermi delle loro verità, sarei molto tentato di fare come Socrate….che sapendo di non sapere dimostrava che in fondo non sapevano neppure gli altri…

Un saluto a tutti e un grazie alle persone che mi sono state vicine in quella strana e preziosa estate….

L.C.