Alcuni modelli mentali/emozionali più diffusi e radicati che allontanano dalla "pace del cuore"

Il "coinvolgimento mafioso passionale".

Secondo questa credenza, è naturale, anzi, è davvero considerato un "valore",   perdere la pace e la presenza quando le persone del proprio "clan" si trovano in difficoltà o in una condizione di sofferenza.

La trappola energetica di questo modello è evidente: fa male a noi perché indeboliamo la nostra energia. Fa male alla persona amata perchè perdiamo per davvero l'unica possibilità di portarle conforto   che è la trasmissione del nostro equilibrio e, inoltre, la persona che soffre non è minimamente sollevata da questo nostro coinvolgimento; fa male all'Universo e al pianeta, perché   stabiliamo delle differenze ( quelli del "clan" sono diversi dagli altri) e alimentiamo quindi   la separazione...

Una variante di questo modello   è legata all'assecondare le lamentele o le abitudini   devastanti delle persone amate per   " timore di ferirle " o per evitare che " ci rimangano male ".

Molte volte nelle famiglie si creano dei giochi di potere , delle giostre   sulle quali i meccanismi dell'abitudine ristagnano...

E' il caso , ad esempio, del marito che tratta male la moglie e della moglie che regolarmente se ne lamenta con la figlia. Ognuno trae il suo piccolo piacere da questo gioco di ruolo ed è perfettamente naturale che la situazione ristagni. Se la figlia decidesse di non assecondare le lamentele della madre (interrompendola con un gesto affettuoso, facendo dell'ironia o cercando di cambiare discorso..) probabilmente la madre "ci rimarrebbe male" per questa rottura di schemi e potrebbe persino offendersi.    Per timore di quest'eventualità, la figlia sceglie dunque   di soddisfare il meccanismo "patologico", evitando così di favorire un presupposto di guarigione....

Il "parlarne - sempre - a - tutti - i - costi".

Secondo questa credenza,   parlare di un problema   o di una situazione di sofferenza è sempre e soltanto un utile sfogo.

Facilitata anche da certe teorie ( tutte da verificare) sostenute da alcune psicologie umaniste, questa credenza parte dal presupposto che parlare delle situazioni dolorose   aiuti necessariamente a rielaborarle.

E' dimostrato , invece, che le neuro associazioni "miste" , quelle cioè dove le componenti di "piacere" e "dolore"   si fondono insieme disordinatamente, siano alla radice di tanti modelli limitanti. Quando parlo di un esperienza dolorosa, infatti, sicuramente rievoco una neuro associazione di dolore ( e ricollego la mia fisiologia a quel preciso momento) anche se è possibile che la presenza affettuosa di qualcuno che mi ascolti , possa in qualche modo favorire l'insorgere di una neuro associazione di piacere ( l'essere ascoltati).

La trappola di questo modello è quella di confondere l'inconscio sull'effettiva fonte del piacere e del dolore   e portarlo quindi a creare associazioni errate.

Da un punto di vista della coscienza individuale e sociale, inoltre, questo modello ricorda quello precedente ed è responsabilità dell'interlocutore   scegliere se e come   interrompere lo schema patologico. ( Ad es.: " si, lo so che non stai bene, ma parlami piuttosto   di questa cosa piacevole..")  

Elemento comune di questi modelli è la mancanza di autonomia e di fiducia.

Mancanza di autonomia perché, come diceva Platone , "volere tutti contenti" è "una via certa per l'infelicità"; mancanza di fiducia perché farsi impressionare dalla sofferenza del momento presente può significare il non coglierne l'aspetto funzionale e terapeutico potenziale.

E' la logica del "bambino viziato" ( di tutte le età..) che viene regolarmente protetto, accolto, soddisfatto, compreso e giustificato per poi farsi condurre, in modo più o meno sottile e diluito nel tempo,   in qualche gioco di potere devastante.

Accontentare gli altri, dire sempre di sì, soddisfare le esigenze e proteggere è senz'altro gradevole, perché ci si ritrova ad interagire con persone contente , facilitando così l'insorgere di una neuro associazione di piacere.

Peccato che la stessa neuro associazione di piacere venga percepita anche dai soggetti (bambini viziati) che sono "vittime" di questo atteggiamento, i quali diventano poi dei "maestri inconsapevoli" nel cogliere le sfumature e i detonatori capaci di far scattare questo meccanismo...

E così, se il bambino viziato "registra" che è sufficiente fare il   muso, adottare una certa postura, trasmettere un segnale non   verbale o un silenzio carico di tensione per far "partire l'automatismo", diventerà rapidamente un professionista di queste strategie.

Uno dei modelli più efficaci per interrompere questi meccanismi è   chiedersi:

Quale buona ragione c'è per ....

  • ....mantenere in essere questo pensiero?

  • ...discutere di questo argomento?

  • ....rimanere in questo stato d'animo?

  • ....continuare ad adottare questo atteggiamento?

Probabilmente le prime volte questo interrogativo nascerà a posteriori, perché l'automatismo radicato tenderà a riproporsi naturalmente.

In seguito, aprendo le porte a questa nuova idea, riusciremo ad anticipare sempre di più questa riflessione sino a poterla fare in tempo reale, creando così la base per una

Rottura degli schemi

La rottura degli schemi , è un azione , contrariamente alla domanda "Quale buone ragione c'è?" che è un idea (vincente, ma pur sempre un pensiero..)

Le azioni , soprattutto se ripetute, sono l'elemento   necessario e fondamentale per creare delle nuove neuro associazioni efficaci.

A differenza dei pensieri o delle intenzioni, che possono rimanere pura astrazione , le azioni inevitabilmente creano una modificazione neuro fisiologica.

Se una persona si sta "facendo mangiare" dai pensieri e ragiona sul fatto che andare a correre o praticare la "presenza" potrebbe fargli bene, non cambia la propria neuro fisiologia. Se invece lo fa , la cambia sicuramente.

Il valore intrinseco di un azione è sensoriale, pertanto anche l'immaginazione ( che è ben diversa dal pensiero o dall'intenzione) è in grado di operare neuro associazioni. Affinché il processo immaginativo   sia realmente sensoriale è però indispensabile una totale , vivida   e ripetuta partecipazione visiva, uditiva e cenestesica a questo procedimento.

Attraverso la rottura degli schemi agita o immaginata, è dunque possibile cambiare la natura delle associazioni in modo tale che l'elemento di piacere sia collegato al nostro reale obiettivo.

Se abbiamo capito che la "presenza del cuore e della mente" è realmente l'unica condizione che provoca l'assenza della paura ( o dell'agitazione, o dell'inquietudine, o del dubbio..) possiamo rivedere le nostre abitudini alla luce di questa direzione...

Qualunque .."si, ma..", qualunque "giustificazione o indulgenza" nella direzione opposta al nostro obiettivo   va sicuramente accettata emotivamente ( mi amo e mi accetto...) ma spietatamente riconosciuta e evidenziata!

Pertanto, se   mi scopro preoccupato o inquieto per qualche faccenda di lavoro, di relazioni o di salute, oltre ad amarmi ed accettarmi profondamente e completamente anche se sto così, potrò, non appena me ne rendo conto, chiedermi "Quale buona ragione c'è per mantenere questo punto di vista " e operare una rottura di schemi.

Nel caso invece il punto di vista mi seduca o mi coinvolga, sino a farmi soffrire , sarà opportuno che rifletta sui miei reali obiettivi & valori...  

Di fronte alla pace e alla totalità del "qui ed ora", tutte le emozioni , i pensieri e le idee possono essere considerati punti di vista e cioè restringimenti, impoverimenti e   chiusure dell'attenzione fiduciosa.

Ora, poiché ognuno di noi, che gli piaccia o no, è vittima di queste "illusioni", un grande passo per depotenziarle è modificare il linguaggio, gli attributi, e l'investimento energetico che le accompagna.

Osserviamo questo schema.

Quale obiettivo ho?

Quali esperienze ho fatto di questa condizione?

Quali esperienze abituali mi allontanano da questa condizione?

Cosa è utile?

Cosa è inutile?

Ad es.: Serenità e pace...

Ad es: Contatto con la natura, esercizi di presenza,   mangiare in compagnia..

Ad es: arrabbiarmi, fare polemica, irrigidirmi, voler puntualizzare tutto, preoccuparmi

Ricercare, rievocare, facilitare le esperienze del mio obiettivo! Chiedermi: Quale buona ragione ho..

Ripetere le esperienze che mi allontanano dall'obiettivo, Indulgere su emozioni /pensieri controproducenti

Partendo dall'obiettivo, cerchiamo di evidenziare ( per scritto !!!)   le esperienze passate di ottenimento dell'obiettivo. Analogamente possiamo passare in rassegna le esperienze che normalmente ci portano nella direzione opposta..

A questo punto abbiamo già una traccia di come muoverci, quali esperienze ricercare e quali evitare ed eventualmente quali valori mettere in discussione.

Stabilita la direzione abbiamo solo più da metterci in moto, cercando di creare e rinforzare giorno per giorno nuove positive neuro associazioni solidali e coerenti con la strada scelta!

Le direzioni e gli obiettivi per i quali operare la rottura degli schemi non devono essere necessariamente stabilite a priori : possono anche essere scelti di volta in volta a seconda degli eventi e delle situazioni che ci troviamo a vivere..

Di fronte ad un evento, infatti, una volta terminata ( gestita/depotenziata) la componente emozionale, possiamo ritrovarci nella condizione   precedente ( e cioè, lo stabilire un obiettivo )     come nella schema seguente:

Evento

Ad es. una persona mi maltratta

 

 

Emozione

Rabbia, irritazione, insicurezza

 

 

Gestione dell'emozione

Mi amo e mi accetto profondamente e completamente anche se..

 Qualunque tecnica o pratica che mi aiuti a stare meglio, adesso.

 

Reazione &                Scelta (obiettivo)

Voglio "fargliela pagare"

Voglio essere sereno

Voglio fare in modo che capisca

E' ovvio che l'idea che possa esistere " in assoluto "   un modello di reazione   giusto o sbagliato , condizionerà la lucidità della scelta operata.

Partendo invece dal presupposto che abbiamo diritto di scegliere qualsiasi punto di vista per gestire le situazioni perché   uno vale l'altro , ed ognuno comporta delle inevitabili responsabilità,   potremo dunque gestire la reazione all'evento nel modo che abbiamo visto ( quali esperienze..? cos'è utile? Eccetera..)